sabato 6 agosto 2016

Ghostbusters

Paul Feig

A prescindere dalla questione se Hillary Clinton diventerà il primo Presidente donna (speriamo di sì, anche visto l'opponente), comunque un passo avanti nell'eguaglianza di genere è già arrivato: dai Ghostbusters siamo passati alle Ghostbusters.
Bisogna diffidare dei remake però il nuovo Ghostbusters di Paul Feig è inaspettatamente piacevole. Non che superi o eguagli il film originale di Ivan Reitman; sarebbe chiedere troppo; ma si fa guardare volentieri, ed evita le Scilla e Cariddi dei remake, fra la riproposizione piatta e il revisionismo sfacciato. Del resto il film ha la benedizione dei vecchi autori, con Reitman e Dan Aykroyd in veste di produttori esecutivi, e con le apparizioni di Aykroyd ed Ernie Hudson, nonché, più consistenti, di Bill Murray come scienziato scettico alla Piero Angela e Sigourney Weaver come dottoressa mentore della più scatenata delle Ghostbusters (“Le luci di sicurezza sono da maschi”).
Al posto di Bill Murray, Dan Aykroyd & C. scendono in campo Melissa McCarthy, entusiastica leader del gruppo, Kristen Wiig, scienziata “seria” in tailleur catapultata nel gruppo a causa dei suoi trascorsi giovanili, e Kate McKinnon forse la migliore del trio che nel ruolo dell'inventrice Holtzmann riesce a tirar fuori la figura del picchiatello integrale (all'inizio ha uno sguardo di follia alla Christopher Lloyd) mantenendo un raro senso di umanità e simpatia. Si aggiunge strada facendo Leslie Jones in un ruolo di proletaria nera no-nonsense sulla strada aperta tanti anni fa da Whoopi Goldberg. Contestualmente a questa inversione di genere, la classica dumb blonde da commedia viene sostituita da un biondone palestrato che quanto a dumb non la cede a nessuno (uno spiritoso Chris Hemsworth).
E' un gruppo di attrici i cui curriculum si sono spesso intrecciati nelle commedie, anche sotto la direzione di Paul Feig (Melissa McCarthy era deliziosa in Spy), e per la partecipazione al Saturday Night Live (ecco un altro trait d'union col primo Ghostbusters), per il quale vanno ricordate le impersonificazioni di Kate McKinnon fra cui Angela Merkel! Non stupisce quindi che si noti un certo spostamento verso il terreno della commedia di caratteri; ma questo sembra più conseguenza di una certa debolezza dell'“azione” principale (di cui parleremo fra poco) che di una scelta a priori. In altri termini, il film resta un Ghostbusters al femminile, non una parodia femminile di Ghostbusters come Spy lo era di James Bond e Mission: Impossible. La costruzione narrativa del modo in cui si forma il gruppo (incentrata su Kristen Wiig, che si trova inguaiata presso le autorità accademiche per un vecchio libro sui fantasmi pubblicato in passato assieme a Melissa McCarthy) è sciolta e brillante. Da non perdere in questa prima parte Steve Higgins (Saturday Night Live anche lui), bravissimo in un ruolo alla Jack Black.
Il primo Ghostbusters si apriva con uno spettro realmente spooky, la vecchia signora nella biblioteca, in modo da fissare l'atmosfera della classica commedia horror: vale sempre la vecchia lezione de Il cervello di Frankenstein con Gianni e Pinotto accanto a Bela Lugosi e Lon Chaney jr.: ossia, non puoi ridere dei mostri se non sono almeno un po' inquietanti. Il nuovo film replica questo concetto ampliandolo, col fantasma ben realizzato dell'assassina Gertrud Oldridge. Non manca poi un accenno ironico a come negli ultimi decenni la vita si sia spostata sempre più verso il dominio del finto: quando uno spettro demoniaco si materializza al concerto di Ozzy Osbourne, il pubblico sulle prime è contentissimo, prendendolo per un effetto speciale; per non dire dello scetticismo che accoglie su Internet la registrazione delle imprese delle tre.
Come nel Ghostbusters originale, l'aspetto procedural e quotidiano del mestiere di acchiappafantasmi si trasforma in una sfida disperata quando il team ha a che fare con una minaccia realmente apocalittica. Qui sorge però il problema maggiore del nuovo film.
Il vecchio Ghostbusters incrociava felicemente due elementi: l'ottima caratterizzazione del gruppo protagonista (sorretta da un dialogo volgarissimo e memorabile) e l'avventura centrale, costruita in modo eccellente, che si reggeva su un background culturale dal nero fascino, perfettamente trascritto in termini scenografici dal grande John DeCuir: il grattacielo mistico costruito da un architetto occultista (può esserci un'influenza di Dario Argento?), onde si rimaterializza a New York la terribile dea sumerica Gozer. Come potremo mai dimenticare il Mastro di Chiavi che si aggira alla ricerca del Guardia di Porta?
Ora, per il primo punto, col nuovo Ghostbusters ci siamo. Chiaro che è impossibile essere all'altezza di qualsiasi gruppo che comprenda Bill Murray, ma queste quattro signore hanno una bellissima interazione ed è un piacere vederle. Anche il dialogo, se non raggiunge la brillantezza del film originale, possiede un pugno di battute brillantemente sboccate che potrebbero essere destinate alla stessa (imprevista) fortuna di quelle del vecchio film.
Ma l'avventura, pur debitrice del Ghostbusters originale (lo grida ai quattro venti), non ha, per così dire, la stessa pregnanza mitica; il concetto non ha quel tocco abilmente sinistro. E' ben realizzata, con un buon uso della CGI, con un vero elemento di suspense nel “tuffo” nel vortice dimensionale; ma non crediamo mai veramente che il mondo stia per finire. Al posto di una dea abbiamo solo un cretino (vox populi nel film) che libera un'ondata di fantasmi: la sete di rivalsa di uno sfigato. E' un'apocalisse, certo, ma un'apocalisse esclusivamente comica.
Come che sia, va tenuto in considerazione il commento sentito da due bambine felicissime all'uscita dalla sala: “Forte” - “Troppo forte!” Il nuovo Ghostbusters non ha demeritato; e se le Ghostbusters al femminile torneranno sullo schermo, ne saremo lieti.

 

Nessun commento: